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venerdì 18 settembre 2026

IL TOTEM SONORO UNIVERSALE DI MARIANGELA UNGARO

 



Negli studi e nella monumentale opera della compositrice e ricercatrice Mariangela Ungaro, esposta nella collana di libri Cinema d'ascolto (edita da Pluriversum Edizioni), il "totem sonoro universale" è un concetto teorico cardine che ridefinisce il ruolo della musica e del suono nel cinema a livello antropologico, psicologico e interculturale.

La studiosa definisce il totem sonoro universale come la struttura archetipica del suono in grado di superare le barriere linguistiche e culturali, parlando direttamente all'inconscio collettivo dell'intera umanità. Non è un oggetto fisico, ma un pilastro concettuale ed epistemologico.

I punti fondamentali per comprendere questo concetto sono tre:


1. La musica come linguaggio universale "oggettivo"


Per la Ungaro, la musica nel cinema non è un semplice ornamento dell'immagine, né un elemento puramente soggettivo. Il totem sonoro rappresenta la prova che la musica funziona come una lingua universale condivisa da tutti i popoli. Attraverso l'analisi di oltre trent'anni di cinema planetario (dalle origini ai giorni nostri), la studiosa dimostra che determinate strutture acustiche, intervalli musicali e combinazioni sonore evocano le stesse identiche risposte emotive e socio-psicologiche a prescindere dalla provenienza dello spettatore.


2. Una "verità sconcertante" e anticipatoria.


Nel cinema d'ascolto, il totem sonoro opera come una sorta di entità superiore o, come scrive l'autrice nelle sue analisi, quasi come un'"esplicazione della Volontà di Dio". Significa che l'elemento sonoro possiede una funzione rivelatrice:

Comunica una verità profonda che l'immagine o la parola scritta a volte nascondono.

Anticipa gli eventi: lo spettatore sa già a livello viscerale cosa accadrà o cosa sta avvenendo sullo schermo unicamente in base a ciò che avverte l'orecchio.


3. Strumento di pace e unione interculturale.


L'obiettivo più profondo della teorizzazione del totem sonoro universale è di natura etica e filosofica. Dimostrando l'esistenza di questa matrice sonora comune a tutte le culture del mondo, la Ungaro utilizza il totem sonoro per portare "prove certe che la pace non sia un'utopia". Poiché l'umanità reagisce allo stesso modo davanti alle medesime frequenze e strutture musicali, le diversità culturali tra i popoli si rivelano essere solo apparenti.


CINEMA D'ASCOLTO 

PLURIVERSUM EDIZIONI 



#totemsonoro 

Mariangela Ungaro  

https://mariangelaungaro.wixsite.com/stardust-art-studios/cinemadascolto





CONFERENZA AL CONSERVATORIO DI MILANO







LA VERA STORIA DI MARIANGELA UNGARO

Ci sono anime sconfinanti e anime sconfinanti. Sino ad oggi ho raccontato di anime al galoppo.
appartenenti a personaggi le cui vite e la cui arte hanno davvero molto di romantico.
Ci sono però anime sconfinanti che non fanno fracasso. Niente vento e tempesta per loro. Sono piuttosto anime dall'apparenza tranquilla, che ti verrebbe di definire soavi.
Anima soave mi pare un buon modo per introdurre la protagonista di questa pagina, Mariangela Ungaro. Pianista, compositrice, cantante, musicologa, didatta. Nata nel 1975 a Milano.
La Milano degli anni di piombo, dei primi dubbi sul modello economico legato al boom.
La famiglia di Mariangela è una famiglia onesta e operosa, nessun eccentrico e nessun artista nel suo albero genealogico.
Un segno connotante però arriva presto. La bambina è da fiaba: bionda, delicata come un angelo, occhi larghi di un azzurro venato di grigio malinconia, insomma è bellissima, il sogno di tutti i genitori, ad un certo punto però la fiaba si rivela una fiaba nera di quelle alla Tim Burton, la bambina si ammala. Non le normali malattie infantili ma una malattia lunga, durerà anni, e dolorosa.
Una malattia che porta con sé un' apparente maledizione che invece si trasforma in dono. La solitudine.
Un dono che la rende simile a quelle monache mistiche, scrittrici e musiciste del medioevo, Rosvita o Hildegarde von Bingen.
E infatti, con la solitudine, viene per Mariangela l'attitudine all'ascolto, e dall'ascolto una sensibilità pressoché assoluta al suono, nel senso più ampio, vibrazione, parola, frammenti di melodie, rumore.
Quando molto più adulta comporrà usando cellule sonore come cellule madri che generano sequenze potenzialmente infinite, farà tesoro di quel suo approccio legato ad una mancanza. Niente giochi con altri bambini e niente corse sfrenate. Sarà la musica a salvarla.
Sola impara presto a riprodurre le canzoni che ascolta alla radio e alla tivu, la capacità eidetica di Mariangela è sorprendente. Come sorprendente è il suo canto che non l'abbandonerà mai.
Fischietta persino, abilità con cui ancor oggi strabilia chi l'ascolta.
I genitori si convincono ad avviarla allo studio del piano per cui si rivela subito dotatissima, ma se questo, date le premesse, può sembrare scontato, meno scontata è l'altra capacità che emerge in modo del tutto spontaneo, quella di rielaborare il materiale sonoro. Qualsiasi materiale sonoro. La Ungaro è onnivora.
Vince premi e concorsi prestigiosi, appare come una fata ma il suo tocco è nervoso ed energico. In lei si intuisce una forza tranquilla ma inesorabile.
La carriera di concertista però non le basta. La Ungaro capisce presto che non può essere soltanto esecutrice, sia pur a quei livelli che, per difficoltà e sensibilità richiesta, nella musica colta, danno all'interprete uno status altissimo.
E presto emerge anche un'altra particolarità, che forse le deriva da un genius familiaris, una propensione quasi artigianale, la musica per lei è davvero qualcosa “che si fa” nel senso più completo del termine.
A dodici anni viene commissionato a Mariangela, da un collega del padre, musicista amatoriale, l'adattamento di quella che molti critici considerano una delle più belle canzoni mai scritte, Stardust, brano jazz dalle mille suggestioni. Il suo primo lavoro pagato. Qualcosa che ha a che fare con le stelle. Dunque con il successo. Non necessariamente un successo come lo intende il senso comune.
Molti anni dopo comunque chiamerà Stardust il suo studio factory, progetto multimediale compendio di tutti i diversi aspetti del suo operare, della sua technè. L'idea del successo di Mariangela.

E forse questo gusto per l'aspetto artigianale che conduce l'artista a considerare la musica nella sua totalità, dirigerà persino cori gospel, fedele alla dodicenne di genio che arrangia Stardust continuerà ad essere avida di ogni forma e genere musicale.
Gli studi di composizione sperimentale la sospingeranno verso la ricerca, suoi brani vengono eseguiti in programmi che propongono composizioni di Ligeti, Stravinskij, Berio. In lei però non c'è traccia dei compiacimenti astrusi che talvolta affiorano in altri autori di contemporanea.
La Ungaro ama il suo pubblico, non vuole abbagliarlo o spiazzarlo o umiliarlo. Vuole piuttosto accompagnarlo in territori che si pensano a torto, difficili e fuori dalla portata di tutti.
Un tratto materno forse, all'inizio parlavo di soavità. O un portato della sua attività di didatta a contatto con i bambini. O ancora della sua profonda umanità, lei non è mai vissuta in una torre d'avorio. In lei l'eccellenza è cresciuta nella sofferenza, nell'esclusione, in quella malattia di cui ora non c'è più traccia esteriore ma che tanto l'ha segnata. E le ha insegnato.
Molte volte ha scelto strade che non l'hanno portata lontano. Vicoli ciechi. Ad un certo punto si sposa, va via, in Francia, ha una figlia, il matrimonio non funziona e pare che la sua carriera di musicista sia in pericolo.
Ma lei ritorna. E rinasce. Studia a Chieti con Luis Bacalov che le spalanca le porte della musica per film.
Trova poi un'anima gemella, Emanuele Contreras, cantante e mago informatico, che la inizierà ai misteri del web. A tutte le potenzialità tecnologiche che al web sono collegate. La Ungaro impara così a comunicare nell'epoca di Internet. Crea una radio on line con una rubrica dedicata proprio al cinema. Naturalmente al cinema che si ascolta. Le colonne sonore.
Emanuele diventerà suo compagno nella vita e nella musica. Chi scrive prova grande empatia verso le coppie che percorrono un cammino artistico comune, c'è un rimando potente allo struggente mito platonico dell'androgino. Due metà, divise agli esordi della creazione, che finalmente si ricongiungono.
La Ungaro trova anche il tempo di mettere in piedi iniziative di grande respiro come la Maratona per lo tsunami. L'idea era quella, allora piuttosto ardita, di portare al Conservatorio di Milano, musicisti di ogni genere, accomunati dalla qualità, per raccogliere fondi destinati alle vittime dello tsunami.
Una due giorni di musica senza frontiere che ancor oggi ricordano in molti.
Lì, in una sala Puccini gremita all'inverosimile, ci siamo conosciute, o forse riconosciute, lì ho debuttato, con il duo formato da quello che è mio compagno nella vita e nell'arte e da me, con un primo abbozzo di un lungo lavoro di ricerca sulla musica ebraica e sulla musica popolare. Il nome del nostro duo è Stellerranti, ancora una volta parliamo di stelle. Affinità Elettive?
Molto ci sarebbe ancora da raccontare ma vorrei chiudere accennando ad un altro talento di Mariangela la soave, un talento oggi rarissimo, saper riconoscere il talento altrui, soprattutto quello non convenzionale. E prodigarsi per “farlo durare e dargli spazio”.
C'è davvero nella Ungaro una vocazione speciale e soprattutto modernissima. La vocazione alla bellezza condivisa. Sulla rete e nel mondo reale.




BIOGRAFIA



Mariangela Ungaro, classe 1975, studia pianoforte principale sotto la guida di Paola Girardi presso l’Accademia Internazionale della Musica di Milano; dopo il Diploma, brillantemente conseguito, si perfeziona con L. Berman e B. Petrushanskij: si dedica alla carriera concertistica che la porta ad esibirsi in tutto il mondo, sia come solista, sia in varie formazioni da camera, sia in orchestra. Inoltre, fin dall’infanzia, vince prestigiosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali. Comincia gli studi compositivi sotto la guida prima di Sandro Gorli, poi di Sonia Bo, presso il Conservatorio G. Verdi di Milano. Si diploma a pieni voti in Composizione Sperimentale. Si specializza nella produzione di composizioni cinematografiche e teatrali: vince il III° premio Nascimbene di musica per film e lavora con alcuni registi emergenti. Studia con Ennio Morricone e Luis Enrique Bacalov.
Le sue musiche sono eseguite ed ascoltate a livello mondiale.
Nel ramo letterario, vince la targa “Superprestige” al premio Shakespeare, per essersi distinta in diverse sezioni, dalla novellistica alla poesia, dal saggistica alla sceneggiatura teatrale.
Nel 2008 fonda STARDUST ARTISTIC STUDIOS, con Emanuele Contreras: 6 studios di produzione audio e video, scuola di musica, organizzazione eventi culturali, servizi per scrittori, servizi web marketing.
Dal 2021 è direttrice dell' ufficio stampa di Pluriversum Edizioni di Ferrara e pubblica la sua opera omnia dal titolo "Cinema d'ascolto": la storia dell'umanità a livello mondiale, raccontata attraverso il suono del cinema, dalle origini della settima arte ai giorni nostri. L'opera, già protagonista di diverse presentazioni in varie parti d'Italia, è stata presentata nell'ottobre 2023 al Conservatorio di Milano, oltre che diverse volte al Salone del Libro torinese e alla Fiera dell'Editoria milanese, oltre che in altri prestigiosi eventi letterari internazionali.
Dal 2020 collabora con alcune radio indipendenti italiane come speaker, commentando le colonne sonore dei films: la rassegna FILM ALLA RADIO di Marco Pieroni, ha ricevuto il premio miglior rubrica radio italiana nel 2025.
Nel Gennaio 2023 inizia una solida collaborazione artistica con l'attore, autore e regista teatrale Francesco Ingrosso che la porta ad esibirsi con recitazione e musica in vari eventi culturali.
Ha studiato recitazione con Eugenio Barba ed Enrico Bonavera. Lavora per alcuni registi italiani emergenti anche come attrice.
Debutta nel Febbraio 2026 con lo spettacolo di Rocco Di Gioia "Strettamente Riservato "



Mariangela Ungaro
+39 3423193030
Mariangelaungaro@gmail.com
Starduststudiosmecu@gmail.com





domenica 31 ottobre 2021

CINEMA D'ASCOLTO: PRESENTAZIONE A EDITAFIERA MILANO

 

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Per info sul progetto editoriale, presentazioni ed interviste qui:

https://youtube.com/playlist?list=PLbM2r8GigEmzEdr2cLpABszi4YZM5QyJw



Cinema d'ascolto è un viaggio intorno al mondo attraverso le sonorità del cinema a livello planetario, dalle origini della settima arte ai giorni nostri; mostra quanto sia una sola l'Umanità, perché la musica sia definita un linguaggio universale e che la pace, tra i popoli che comprendono la loro solo apparente diversità, è davvero possibile.

La storia di una promessa mantenuta.

40 di lavoro, di ricerche, studi, passione e umiltà per giungere ad un messaggio importante, un'espansione di coscienza che ha come fine e punto fuga l'ASCOLTO.


Ho solo fatto un tentativo per migliorare la qualità della vita delle persone. Perché quando si impara ad ascoltare e a vedere, (viviamo nell'era dell'audio-visivo) si comprende davvero la vita, e quando si interiorizzano valori come amore, perdono e rispetto autentico, la vita cambia. Migliora. Poco importa che l'abbia scritto io: non volevo celare la verità.


Il presente lavoro si pone come indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale, intrecciati indissolubilmente alla storia e alla cultura popolare. L’originalità dell’opera è innanzitutto il suo raggio d’azione mondiale, mentre i saggi esistenti si limitano a indagini più monografiche, spesso per genere cinematografico (il film musicale, il cinema muto, il cinema 3D) oppure per autore (il cinema di D. Argento, di F. Fellini e così via) o semplicemente per epoca storica. Cinema d’Ascolto collega tutto il mondo e la sua storia, la sua cultura, e arriva a fare grandi riflessioni a livello socio-psicologico e interculturale, proprio perché ha una visione olistica di tutto il comportamento dei popoli del mondo in un definito periodo storico. Il testo, suddiviso in tre volumi, fornisce anche spunti di riflessione sulla cultura dei popoli, di cui il cinema e la musica sono lo specchio esatto e più intimo, atavico, autentico, intrecciato e veritiero. In un momento di grave crisi culturale come quello attuale, conoscere il linguaggio audiovisivo che è parte integrante della vita di ciascuno, in modo sempre più olistico e pregnante, e che lega il mondo intero nella sua rinnovata versione globale e tecnologica, è fondamentale per leggere in modo critico e consapevole i messaggi che la società ci fornisce e che, senza le giuste coordinate, rischieremmo di assimilare acriticamente.

Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell'umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando al di là della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti. La musica ha il potere di creare o distruggere un film. La combinazione nel tempo di dinamica, caratteri strumentali e timbrici, volumi, cellule ritmiche, forma, gesti e struttura della composizione, generano tutto il mondo musicale del brano che ascoltiamo e tutte le sue avventure, i suoi sviluppi, le sue tragedie, nemmeno stessimo celebrando una metafora della vita di ciascuno di noi. Il suono crea gli stati d’animo, ma in realtà siamo noi a percepirli come tali... Perché erano già in noi e lo sono da sempre. Ascoltando migliaia di film, mi sono accorta che l’Uomo è lo stesso in qualsiasi parte del mondo viva e muoia, soffra e gioisca, al di là dell'etnia, del sesso, del credo politico, della fede religiosa, del territorio e del contesto sociale. Per ampliare e rendere comprensibile profondamente il suo messaggio, il cinema ha avuto bisogno e ha scelto consapevolmente il linguaggio universale per eccellenza: la Musica. Ascoltando un film lo si comprende davvero.


STRUTTURA DEL PROGETTO


PRIMO VOLUME: Introduzione, Cinema e Musica dei Paesi europei

SECONDO VOLUME Il cinema e la musica dei Paesi anglofoni (USA, Gran Bretagna, Australia, Oceania, India)

TERZO VOLUME: Il cinema e la musica nel resto del mondo (Cina, Giappone, Korea, Paesi arabi, Africa, Israele, America Latina)


PRESENTAZIONI E CONFERENZE

16/10/2021

SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO

STAND 2, PLURIVERSUM EDIZIONI



12 NOVEMBRE 2021

CASCINA CUCCAGNA, MILANO

ORE 18:00 13

E 14 NOVEMBRE VENDITA AL PUBBLICO.

Via cuccagna 2 Milano


 

Cinema d'ascolto è il mio progetto più longevo. 

Desideravo scrivere un libro, dire a tutti, dopo anni di studi e ricerche, perché la musica è definita il linguaggio universale. 

Per capire davvero le ragioni più nascoste della Musica, ho scelto ciò che aveva, seppure in poco tempo, dato voce a tutte le masse del mondo, aveva messo in scena storie piccole e grandi, la Storia stessa, diventando, come già tutte le altre arti, di cui è la settima, metafora della vita del singolo e dell'umanità: il cinema. Proprio per divulgare alle masse i suoi messaggi, il cinema ha intelligentemente utilizzato il linguaggio universale per eccellenza: la musica. Ma perché la musica è un linguaggio universale? Perché tutti gli esseri umani, (e anche animali e vegetali) senza distinzione di sesso, etnia, credo, cultura, contesto storico e territoriale, e senza aver mai studiato seriamente la musica, riconoscono gli stati d'animo e i messaggi che essa ci invia?
In che modo comunica la musica? Come fa ad essere così chiara? 

CINEMA D'ASCOLTO è un'indagine accurata sui linguaggi cinematografico e musicale, intrecciati indissolubilmente alla storia e alla cultura popolare. Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell'umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. 

La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando al di là della stessa immagine che andava a connotare. 

La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti. La musica ha il potere di creare o distruggere un film. 

La combinazione nel tempo di dinamica, caratteri strumentali e timbrici, volumi, cellule ritmiche, forma, gesti e struttura della composizione, generano tutto il mondo musicale del brano che ascoltiamo e tutte le sue avventure, i suoi sviluppi, le sue tragedie, nemmeno stessimo celebrando una metafora della vita di ciascuno di noi. Il suono crea gli stati d’animo, ma in realtà siamo noi a percepirli come tali... Perché erano già in noi e lo sono da sempre. 

Ascoltando migliaia di film, mi sono accorta che l’Uomo è lo stesso in qualsiasi parte del mondo viva e muoia, soffra e gioisca, al di là dell'etnia, del sesso, del credo politico, della fede religiosa, del territorio e del contesto sociale. Per ampliare e rendere comprensibile profondamente il suo messaggio, il cinema ha avuto bisogno e ha scelto consapevolmente il linguaggio universale per eccellenza: la Musica. 

Ascoltando un film, lo si comprende davvero. 

Mariangela Ungaro 












 


martedì 5 marzo 2019

CINEMA D'ASCOLTO

Un'opera di prestigio edita da Pluriversum Edizioni: Cinema d'Ascolto 


https://mariangelaungaro.wixsite.com/stardust-art-studios/cinemadascolto




CINEMA D'ASCOLTO


https://mariangelaungaro.wixsite.com/stardust-art-studios/cinemadascolto




    1)Introduzione

    USCITA APRILE



    2)Il cinema e la musica dei paesi freddi (Penisola scandinava, Russia, Germania, Austria, Svizzera)

    Il cinema e la musica dei paesi mediterranei (Italia, Francia, Grecia, Spagna, Portogallo)

    Il cinema dei paesi dell'Est 

    USCITA GIUGNO




    3) Il cinema e la musica dei paesi anglofoni (USA, Gran Bretagna, Australia, Oceania)

    USCITA SETTEMBRE


    4) Il cinema e la musica d'Oriente (Cina, Giappone, Korea, India, Paesi arabi, Turchia)

    Il cinema e la musica nel resto del mondo (Africa, Israele, America Latina)

    USCITA DICEMBRE

mercoledì 9 maggio 2018

Cinema d'ascolto torna a parlare di musica e cinema

Prossimo appuntamento:
14 MAGGIO ORE 18:00
□ Conferenza concerto dedicato al progetto "CINEMA D'ASCOLTO "
Scuola Media Tommaseo,  Piazzale Istria 11, Milano
#cinemadascolto  #soundtracks #conferenzaMilano
#mariangelaungaro

mercoledì 21 febbraio 2018

METTI UNA SERA A MILANO CON CINEMA D'ASCOLTO


Qualche scatto fotografico delle conferenze dedicate a CINEMA D'ASCOLTO

16 Febbraio CHIAMAMILANO
17 Febbraio MAGAZZINI MUSICALI
Che magnifico pubblico! Caloroso, competente, entusiasta....


Desidero ringraziare il mio coraggioso editor, Antonio Di Bartolomeo - Pluriversum Edizioni, Ferrara - Grace Pek, progetto grafico, e Laura Bottoni, ufficio stampa.
I dirigenti di ChiamaMilano e MaMu, professionisti competenti e persone magnifiche.
Un grazie doveroso va a Davide Ferro, che mi ha aiutata tecnicamente e ha fatto foto e video.
Gli amici, che mi hanno sostenuta con affetto autentico.
Ai miei figli, che accettano che la mamma sia quello che è...
Ad Emanuele Contreras, cui "Cinema D'Ascolto" deve la sua bellissima copertina: ti ho sentito accanto, amore mio.



GRAZIE A TUTTI!


























sabato 3 febbraio 2018

doppio appuntamento con CINEMA D'ASCOLTO

Cinema d'ascolto è un viaggio intorno al mondo attraverso le sonorità del cinema.

Un' indagine approfondita del mondo sonoro di ogni popolo della terra e di ogni singolo individuo. Un libro che racconta l'uguaglianza nell'infinita pluralità. 

Vi aspetto alle due presentazioni del 16 e 17 Febbraio a Milano



le ragioni di un lavoro


Link con tutto il lavoro diviso in 5 volumi.







lunedì 29 gennaio 2018

Presentazioni ufficiali di Cinema D'Ascolto




Perché la musica è un linguaggio universale? Come fa ad esserlo? Una pace è davvero possibile se tutti conosciamo -per giunta a priori- lo stesso codice?


CINEMA D'ASCOLTO VI ASPETTA IL 16 E IL 17 FEBBRAIO 
PER LE ATTESISSIME PRESENTAZIONI 
A MILANO.


16 FEBBRAIO 2018
ORE 18
CHIAMAMILANO
VIA LAGHETTO, 2
MILANO


************************************************

17 FEBBRAIO 2018
ORE 18
MAGAZZINI MUSICALI
VIA SOAVE,3
MILANO




Cinema d'ascolto è un viaggio intorno al mondo attraverso le sonorità del cinema.
Un'indagine approfondita del mondo sonoro di ogni popolo della terra e di ogni singolo individuo. 
Un libro che racconta l'uguaglianza nell'infinita pluralità.



link: le ragioni del progetto

Link con tutto il lavoro diviso in 5 volumi.

sabato 13 gennaio 2018

TUTTA LA VERITA' SU CINEMA D'ASCOLTO

MOTIVAZIONI di un lavoro.



Cinema d'ascolto è il mio progetto più longevo che non sia prettamente musicale: sono musicista, almeno mi ritengo tale, ciascuno di noi ha bisogno di un posto nel mondo, ma mai "archiviare" se stessi... Desideravo scrivere un libro, dire a tutti, dopo anni di studi e ricerche, perchè la musica è definita il linguaggio universale.

Per capire davvero le ragioni più nascoste della Musica, ho scelto ciò che aveva, seppure in poco tempo, dato voce a tutte le masse del mondo, aveva messo in scena storie piccole e grandi, la Storia stessa, diventando, come già tutte le altre arti, di cui è la settima, metafora della vita del singolo e dell'umanità: il cinema.

Proprio per divulgare alle masse i suoi messaggi, il cinema ha intelligentemente utilizzato il linguaggio universale per eccellenza: la musica.

Ma perchè la musica è un linguaggio universale? Perchè tutti gli esseri umani, (e anche animali e vegetali) senza distinzione di sesso, razza, credo, cultura, contesto storico e territoriale, e senza aver mai studiato seriamente la musica, riconoscono gli stati d'animo e i messaggi che essa ci invia?
In che modo comunica la musica? Come fa ad essere così chiara?

Per capire tutto questo e teorizzare il "Totem sonoro", cioè tutti quei gesti, timbri, altezze, volumi, ritmi già preeesistenti in ciascuno dei viventi,  neanche fossero cellule nel nostro corpo, o sinapsi del nostro cervello, ho guardato ed ascoltato migliaia di film provenienti da ogni dove nel mondo e contestualizzati in tutte le epoche, dalla nascita del cinema ai giorni nostri.

Il primo volume edito infatti è in realtà l'ultimo che ho scritto, perchè è quello in cui tiro le conclusioni di anni di ricerche, per poi esemplificare e approfondire quanto desunto, attraverso i volumi successivi, ciascuno "polarizzato" su un dato contesto territoriale.





STRUTTURA GENERALE.

    Musica e pluralità: un'introduzione


     Musica e cinema d'Europa


    Il cinema e la musica dei paesi freddi 

    (Penisola scandinava, Russia, Germania, Austria)

    Il cinema e la musica dei paesi mediterranei 

    (Italia, Francia, Grecia, Spagna)

    Il cinema e la musica dei paesi dell'Europa dell'Est 


    Musica e cinema dei paesi anglofoni 

    (USA, Gran Bretagna, India, Oceania)


    Il cinema e la musica d'Oriente 

    (Cina, Giappone, Korea, Taiwan, Paesi arabi, Israele, Maghreb, Turchia)


    Il cinema e la musica nel resto del mondo 

    (Africa, America Latina)



Coloro che hanno letto il primo volume, hanno detto di aver avuto una sorta di "espansione di coscienza", cioè hanno capito come ascoltare e capire in modo critico tutti i messaggi sonori che spesso recepiamo acriticamente, mentre invece, dopo la lettura del solo primo volume riuscivano facilmente -e con grande autostima conseguente- ad ascoltare davvero il mondo, non solo un film, a vedere davvero, ritrovando la musica sopita dentro. 
Gli addetti ai lavori sono incuriositi da una descrizione alternativa del linguaggio musicale, oltre a godere delle varie "chicche", mentre i non addetti ai lavori, a cui soprattutto dedico il mio lavoro, dicono che hanno capito che l'umanità è davvero tutta uguale, seppure molteplice, proviamo e riconosciamo le stesse sensazioni, attraverso suoni ed immagini,  i sentimenti sono sempre gli stessi, davvero c'è una fratellanza sottesa e forse la pace è possibile in una prospettiva di cammino per il bene comune.

Per ricevere la vostra copia direttamente a casa (e se volete con dedica) basta scrivere a mariangelaungaro@gmail.com il vostro indirizzo postale e il metodo di pagamento che preferite.
Il volume sarà anche acquistabile sul sito PLURIVERSUM EDIZIONI




Ringrazio moltissimo tutte le persone che mi hanno sostenuta come persona e come lavoratrice, in particolare l'editore Antonio di Bartolomeo, direttore di Pluriversum Edizioni.
La grafica della copertina è l'ultimo regalo del mio compagno d'arte e di vita, Emanuele Contreras, scomparso recentemente dopo anni di lotta contro una rara forma di cancro: spero sia fiero di me.

Grazie a tutti e buona lettura!

Mariangela 



venerdì 24 novembre 2017

GIORNATA NAZIONALE DEI POETI E DEI NARRATORI




VENERDI' 15 DICEMBRE


ORE 18.30


SALA DELLA MUSICA


VIA BOCCALEONE, 19


FERRARA



DIRETTORE ARTISTICO E CONSULENTE MUSICALE:  Mariangela Ungaro...
PRESENTATORI: ANTONIO DI BARTOLOMEO, PIPINO CONTALINO
...


INTERVISTATORI: Anna Ronzulli, Guido Poletto,Laura Bottoni, Marino Monti, Davide Magno Magnani, Antonio Di Bartolomeo, Pipino Contalino.
...


LETTORI: Laura Bottoni, Laura Nahum, Patrizia Fiorini, Guido Poletto, Bianca Caselli, Sergio Fortini, Sandro Mingozzi, Barbara Gollini, Barbara Bologna,Mariarosaria Ruotolo.
....

Accompagna le letture al pianoforte: 

MARIANGELA UNGARO



sabato 14 ottobre 2017

In vendita CINEMA D'ASCOLTO

Da oggi è  in vendita su Amazon il primo volume di CINEMA D'ASCOLTO.
Grazie a Pluriversum di Antonio Di Bartolomeo ( a Grace Pek ed Emanuele Contreras per la grafica della copertina) e a  tutti coloro che mi onoreranno della loro fiducia.
https://www.amazon.it/dp/8885751040/ref=cm_sw_r_wa_awdb_V.E0zb68SFY34
#musicaperfilm #cinemadascolto #soundtracks

lunedì 2 ottobre 2017

CINEMA D'ASCOLTO I VOL. ora in vendita!



ESCE OGGI IL PRIMO VOLUME DI CINEMA D'ASCOLTO,
un viaggio attraverso le sonorità del cinema mondiale.


ACQUISTA QUI in assoluta sicurezza.



Il cinema ha avuto un ruolo sostanziale nella storia dell'umanità, divulgando alle masse messaggi, cultura, informazioni, valori, bisogni, stili di vita, provocazioni, critiche alla stessa società e inventando nuovi modi per comunicare. La musica, il linguaggio universale per eccellenza, si è strettamente legata al cinema, asservendolo da un lato, ma anche amplificandone i significati, mantenendo le sue caratteristiche linguistiche ed epistemologiche, e andando aldilà della stessa immagine che andava a connotare. La musica si è rinnovata nella sostanza e ha ricreato se stessa seguendo modalità molto precise a seconda dei generi cinematografici che andava a musicare, quando non addirittura creando un sound specifico che nella storia della musica non aveva precedenti.


Il primo volume è acquistabile a questo link in assoluta sicurezza



https://www.amazon.it/dp/8885751040/ref=cm_sw_r_wa_awdb_V.E0zb68SFY34


La musica ha il potere di creare o distruggere un film.


La combinazione nel tempo di dinamica, caratteri strumentali e timbrici, volumi, cellule ritmiche, forma, gesti e struttura della composizione, generano tutto il mondo musicale del brano che ascoltiamo e tutte le sue avventure, i suoi sviluppi, le sue tragedie, nemmeno stessimo celebrando una metafora della vita di ciascuno di noi.

Il suono crea gli stati d’animo, ma in realtà siamo noi a percepirli come tali... Perché erano già in noi e lo sono da sempre.

Ascoltando migliaia di film, mi sono accorta che l’Uomo è lo stesso in qualsiasi parte del mondo viva e muoia, soffra e gioisca, aldilà della “razza”, del sesso, del credo politico, della fede religiosa, del territorio e del contesto sociale.

Per ampliare e rendere comprensibile profondamente il suo messaggio, il cinema ha avuto bisogno e ha scelto consapevolmente il linguaggio universale per eccellenza: la Musica.

Ascoltando un film lo si comprende davvero.





 Ringrazio di cuore tutte le persone che con il loro affetto mi hanno sempre sostenuta e spronata.
Seguiranno altri 4 volumi.

Grazie.


Mariangela Ungaro






sabato 29 luglio 2017

THE LOBSTER

ESTRATTO DA "CINEMA D'ASCOLTO" 

di Mariangela Ungaro

II volume, "Il cinema e la musica dei paesi mediterranei" 

- il cinema greco-



The Lobster è un film del 2015 scritto e diretto da Yorgos Lanthimos, al debutto in un film in lingua inglese, con  Colin Farrell e Rachel Weisz.

La produzione del film è notevole: Grecia, UK, Irlanda, paesi Bassi e Francia. Ha meritatamente ottenuto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2015.

Devo dire che il film è decisamente ben fatto, ben recitato;  ha una sceneggiatura davvero originalissima ed interessante. In un futuro che sembrerebbe piuttosto prossimo, gli esseri umani sono riconosciuti dalla società e lasciati in vita solo se sono accoppiati, altrimenti sono costretti ad andare in un albergo dalle regole assurde e trovare una compagna o un compagno entro 45 giorni. Allo scadere del tempo concesso, l’individuo che non ha trovato la compagna o il compagno saranno trasformati in un animale scelto da loro.

Per prolungare la permanenza in albergo e avere la possibilità di accoppiarsi, gli individui sono portati nel bosco, a caccia di coloro che si chiamano solitari e che si sono dati alla macchia per rimanere single e liberi: ogni solitario colpito è un giorno in più in albergo.

David, il protagonista del film, si ritrova solo dopo che la moglie lo ha lasciato, viene quindi portato in albergo. Lo segue il suo cane, che in realtà è il suo sfortunato fratello. In albergo incontra uomini e donne ma David non ha fortuna, nemmeno durante la caccia. Il tempo a lui concesso sta per scadere, quindi decide, prima di essere trasformato in un’aragosta, di accoppiarsi con la donna “senza cuore”. Lei però è davvero disturbata, infatti uccide il cane di David per vedere la sua reazione: solo se è senza cuore come dice di essere, lei resterà con lui. David però, alla vista di suo fratello in una pozza di sangue, crolla. Lei vuole denunciarlo. David a questo punto la elimina, con la complicità di una cameriera, e fugge nel bosco. Qui incontra un gruppo di solitari, tra cui la donna che diventerà sua compagna. Anche presso la comunità di solitari vi sono regole disumane; David e la sua ragazza, scoperti e minacciati dalla leader della comunità, una ragazza aggressiva e autoritaria, che addirittura rende cieca la povera donna, decidono di fuggire. Ci riescono. Una volta liberi, lui cercherà di accecarsi per vivere nelle stesse condizioni della sua compagna.

Le musiche, sotto la supervisione di Amy Ashworth, sono tutte di repertorio e si differenziano per la funzione IN e di commento.

In ordine di apparizione (o ascolto) esse sono:

- Beethoven, quartetto in fa maggiore opera 18 numero 1, adagio affettuoso ed appassionato.

- Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento

- Nick Cave “Something’s gotten hold of my heart (di Roger Greenaway e Roger Cook) - R. Strauss, Don Quixotte, opera 35

- Danai Stratigopoulou “Apo Mesa Pethamenos”

- A. Schnittke, quintetto con pianoforte, II movimento, in tempo di Walzer

- Strawinskij, 3 pezzi per quartetto

- A. Schnittke, quartetto numero 2

- Nick Cave e Kylie Minogue “When the wild roses grow”

- “Giochi proibiti”

- Britten, quartetto numero 1 opera 25

- “S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” (Loren - Maraudas)

E’ interessante notare come Beethoven e Shostakovich si alternino, accompagnando e segnando in modo ben marcato la struttura del film: il primo per i momenti di rassegnazione, con voce narrante fuori campo che descrive la situazione, il secondo per quelli di grande tensione. Le canzoni, quando proposte in versione originale, sono tutte IN, tranne una di commento (con effetto straniante di musica al di sopra delle parti) : in un caso si tratta di riarrangiamento suonato e cantato (orrendamente) dal vivo, mentre le altre canzoni provengono da apparecchi audio che si vedono in scena. “Giochi proibiti” è l’unico brano solo strumentale suonato dal vivo da un duetto di chitarre.

Dopo il prologo e i titoli di testa, rispettivamente con rumori di scena e nel silenzio più totale, ascoltiamo le note iniziali del quartetto in Fa maggiore -opera 18 numero 1- di Beethoven: l’adagio affettuoso ed appassionato accompagna, con i suoi accordi ribattuti morbidamente in successione ravvicinata di 3 e la melodia struggente, condotta dal primo violino, le scene in cui David viene portato in albergo e vi giunge rassegnato. Con lui c’è suo fratello, tramutato in cane.

Davide entra nell’hotel, deve subire un interrogatorio e sottostare alle regole che gli vengono elencate sommariamente: la musica è di Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento. Tre note lunghe all’unisono nel piano fanno da trampolino inaspettato a due gruppi di tre accordi violenti, marcati, nel fortissimo, di breve durata e ravvicinati.

L’alternanza tra i due brani antitetici di Beethoven e Shostakovich procede anche per tutte le seguenti scene successive: Beethoven accompagna la scena in cui David è in camera sua, una squallida singola, e vede la dotazione dell’albergo descritta dalla voce fuori campo (che poi si scoprirà essere la voce della donna che David incontrerà nella comunità dei solitari e che amerà fino alle estreme conseguenze); Shostakovich sigillerà invece il momento in cui David è ammanettato dalla direzione dell’albergo: sperano che identifichi la mancanza di un pezzo del suo corpo con la mancanza di una consorte!

Ritorna Beethoven: David è nella sala della colazione e comincia a farsi un’idea degli astanti, mentre la voce fuori campo descrive fatti e personaggi.

Arriviamo così al primo brano cantato, in versione IN, quello di Cave “Something’s gotten…” interpretato dal direttore dell’albergo e sua moglie: i single sono in una sala da ballo e devono conoscersi. David chiede ad una ragazza di ballare e appena si alza dalla sua postazione e si presenta alla giovane, ascoltiamo Strauss, l’estratto da Don Quixotte: il brano di commento si fonde inizialmente in una cacofonia notevole con la canzone IN dei due albergatori, ma poi diventa padrone indiscusso di commento, con la sua orchestra piena, baldanzosa e prorompente,  svoltolata dopo un trillo tensivo.

Arriviamo alla scena della caccia: la canzone è “Apo Mesa…” di Danai Stratigopoulou

cantautrice ateniese, (1913 - 2009). La canzone esordisce con il pianoforte, che si rotola su scale e volatine neanche fosse un brano chopiniano, poi accompagna in modo discreto la voce femminile. Il testo della canzone parla di una donna abbandonata a cui viene chiesto che valore abbia la vita: lei risponde che la vita ha valore se è piena d’amore e che quando lo si perde si diventa vivi all’esterno ma morti dentro. Anche i single dell’albergo che devono cacciare i solitari per allungare la propria permanenza in hotel sono morti dentro. La canzone è struggente ma di grande dignità, e sembra osservare con rassegnazione l’abrutimento dell’azione di caccia. Forse non è un caso che la canzone abbia un sound style anni ’30, come se provenisse da un grammofono o da una radio durante la seconda guerra mondiale.

Va notato infatti che l’albergo conserva la natura profonda di un lager, e umilia i suoi “ospiti” facendoli addirittura assistere ad uno spettacolo di mimo in cui gli si dimostra che vivere da soli ha solo svantaggi: viene mimata la morte di un uomo per affogamento se non interviene la moglie e lo stupro di una donna proprio perché single. Durante il “teatrino” avvilente ascoltiamo il quintetto di Schnittke: un valzer, appunto, il simbolo musicale già utilizzato dal cinema per connotare idea di società fissa, ristretta di mentalità, non al passo coi tempi, che rifiuta qualsiasi moto dell’anima che vada contro alla morale istituzionale e allo status quo da conservare acriticamente e ipocritamente, anche con la violenza; il valzer è staniante, lacerato dall’interno, melodia e armonia sono atonali, conservano solo l’idea ritmica e timbrica del valzer, quindi solo l’apparenza.

La stessa musica accompagna anche le scene inframezzate al teatrino, in cui David viene sessualmente stimolato da una cameriera per istigarlo a trovare celermente una compagna, e la scena in cui uno degli uomini single viene punito –una mano gli viene bruciata nel tostapane- per aver praticato autoerotismo.

Riascoltiamo Beethoven quando, insieme alla voce fuoricampo, troviamo David che allontana la donna “dei biscotti al burro” e Shostakovich, quando gli uomini diventati amici di David litigano furiosamente per futili motivi.

Nella scena della piscina, in cui uno degli amici di David –il ragazzo zoppo- cerca di abbordare la ragazza che soffre di epistassi, ascoltiamo un estratto dai 3 pezzi per quartetto di Strawinskij: la ragazza sta nuotando in piscina a dorso, i suoi movimenti sono lenti, ripetitivi, inespressivi, così come quelli degli archi stranianti, alienati, lenti e senza una meta.

Tornano Beethoven e Shostakovich: Beethoven, con immancabile voce femminile narrante fuori campo, accompagna la scena in cui David, nel campo di golf, ha deciso di provare a conquistare la donna “senza cuore”, pur di salvarsi. Nella scena successiva, sonorizzata invece con la musica di Shostakovich, i due sono in una vasca idromassaggio e lei finge di strozzarsi con un’oliva: vuole vedere la reazione di lui che resta effettivamente impassibile, in modo da capire se anch’egli è senza cuore e se tra loro due è possibile una storia.

La musica che segue è l’apoteosi dell’allucinazione: il delirio acuto e piano degli archi del quartetto di Schnittke connota alla perfezione la scena in cui David e la donna senza cuore sono nella stessa camera ed iniziano a conoscersi meglio come coppia: hanno rapporti sessuali e lei, impassibile, esige di vedere il volto di lui, per assicurarsi che non provi alcun piacere o emozione.

Segue Shostakovich  a sonorizzare uno dei momenti più drammatici e tensivi del film: la donna senza cuore ha ucciso a calci e poi pugnalato il cane di David: la povera bestia, in realtà fratello di David, ha sofferto atrocemente. David lo vede in una pozza di sangue, e crolla. Decide di uccidere la donna e ci riesce, con la complicità della cameriera dell’albergo che sta anch’essa meditando la fuga. Non poteva esserci sonorizzazione migliore.

Ascoltiamo nuovamente Beethoven quando David fugge nel bosco, dove la leader dei solitari, una giovane donna patologicamente  dura, autoritaria e senza scrupoli, sta cercando tartufi con un maiale al guinzaglio. In questo contesto, dalle regole atroci – scavarsi la fossa da soli in caso di morte, no rapporti sessuali o sentimentali tra solitari, punizioni disumane a chi infrange le regole – David conosce la sua compagna.

Torna anche Shostakovich a sonorizzare i momenti di tensione: durante una battuta di caccia, la compagna di David conficca un coltello nella gamba di uno degli ex amici di David, salvando il suo amato. Segue Beethoven a sonorizzare le scene successive in cui David regala dei conigli alla compagna che gli ha salvato la vita, mentre la voce fuori campo racconta alcune ricette a base di coniglio!

A volte i solitari vanno in città – luogo concesso solo alle coppie- per fare rifornimenti di viveri e altro. David e la compagna, la leader e un altro uomo camminano in abiti civili in un centro commerciale: la scena è commentata da un altro estratto dal Don Quixotte di Strauss. I solitari sono anche soliti fare irruzione nelle stanze delle coppie per fare in modo che scoppino: è quello che succede nelle scene successive, con il commento di Shostakovich. Poi i solitari festeggiano il successo ballando nel bosco, ma da soli, ciascuno con il proprio riproduttore in mano e cuffie nelle orecchie: trattasi di musica da discoteca, ma davvero impossibile da decifrare, si sente pianissimo.

Più avanti nel film David e la sua compagna ballano: devono sottostare alla regola del ballo singolo con riproduttore personale e cuffie, ma i due sincronizzano gli apparecchi e riescono a qualche modo a ballare insieme. La canzone del ballo è “When the wild roses grow” interpretata da Nick Cave e Kylie Minogue.

La relazione clandestina tra David e la donna è sonorizzata con Beethoven: la voce fuori campo descrive con accuratezza le azioni e ci codifica i gesti apparentemente senza senso tra David e la donna, l’unico modo che hanno per comunicare.

Durante una nuova gita in città, la leader porta David e la donna a casa dei suoi genitori, che si esibiscono in un duetto di chitarre acustiche con “Giochi proibiti”: trattasi di musica IN, sulle cui note David e la compagna non possono fare a meno di esplicitare involontariamente il loro rapporto amoroso…la leader li osserva meditando la punizione (scene sonorizzate con Beethoven) e infine decide di punire la donna facendole fare un intervento agli occhi che invece di guarire la sua miopia la renderà cieca (riascoltiamo Strawinskij quando la donna è sulla sedia operatoria).

La donna, ormai cieca e disperata, cerca di difendersi dalla leader ma uccide involontariamente la cameriera che ormai fa parte della comunità dei solitari (Shostakovich).

David non abbandona la sua compagna, cerca invece di rieducarla alla vita come non vedente: su armonici di archi fischianti nella zona sovracuta, che si muovono a fasce lente, si delinea una linea melodia di un timido pizzicato. Si tratta del quartetto numero 1 opera 25 di Britten: il brano connota la delicatezza e la devozione con cui David aiuta la sua compagna.

Beethoven aveva iniziato e Beethoven chiude il film prima dei titoli di coda: David colpisce la leader e la sotterra nella buca che aveva preparato per sé costretto dalla donna; lui e la compagna fuggono dal bosco e arrivano in città, sono liberi. Non vi è sonorizzazione quando David decide di accecarsi.

I titoli di coda: ascoltiamo la canzone ““S’agapò” o “Ti ‘ne afto pou to lene agapi” interpretata da Sophia Loren e Tonis Maroudas (anche autore del brano). La canzone, per piccola orchestra classica, cui si aggiunge l’accompagnamento di chitarra acustica suonata come fosse un bouzouki, è cantata a mezza voce da voce femminile e maschile, in successione e in duetto. Si tratta della canzone usata in un altro film “Boy on a dolphin” di Jean Negulesco –regista statunitense di origine rumena- del 1957.

La canzone, molto nostalgica, si domanda che cosa sia davvero ciò che è chiamato Amore.

 Estratto da Shostakovich, quartetto numero 4, IV movimento.

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